(clicca per vedere le immagini intere)

L'illustrazione, che qui vedete divisa in due parti, è in realtà stata tagliata in due per problemi di scansionamento. Al più presto aggiungerò le immagini intere.

Tecnica: pastello e penna a sfera su carta.

Realizzato nel dicembre 2005.

dimensioni: 42x33 cm.

 

-Claustrofobia-

Fanfic ispirata all'anime Evangelion.

Racconto di Kaos.

"Io devo ancora riuscire a capire che ci facciamo qui e come ci siamo arrivati”.
“Non credo ci sia molto da capire, caro il mio baka. Qui siamo e qui rimaniamo. Non c’è via d’uscita, lo so io e lo sai tu. Le abbiamo provate tutte: prendere a calci il muro, forzare la porta, tentare la carta `passaggio segreto`. Ma niente. Siamo bloccati. La nostra unica speranza è aspettare che qualcuno ci venga a prendere”.
“Sì, d’accordo, ma perché noi? Chi ci ha portati qui? E perché?”.
“E piantala di fare domande. Sono già abbastanza nervosa di mio. E’ mezz’ora che non smetto di marciare avanti ed indietro tanto ho i nervi a fior di pelle. Non peggiorare la mia situazione”.
“Ma cerca di capirmi…”.
“Ti capisco benissimo, scemo. O ti devo ricordare che non sei l’unico chiuso qui dentro? Tra l’altro 'sto postaccio puzza da far paura, ci sono dei topi morti negli angoli e io ho un mal di testa da primato. So come ti senti, credimi”.
“Se mi evitassi i particolari truci mi saresti d’aiuto”.
“Oh, avanti, non dirmi che non te ne sei accorto. Scommetto un dito che qui dentro non ci mette piede nessuno, noi esclusi, da un decennio almeno. C’è tanta di quella polvere che se uno di noi due ne fosse allergico sarebbe già cadavere”.
“Evviva l’ottimismo”.
“Cosa devo fare, mettermi a fare i salti di gioia perché sono imprigionata qui? Con te? Bella prospettiva”.
“Sei sempre di una gentilezza squisita”.
“Non ho di certo preso da qualcuno di mia conoscenza”.
“Alludevi per caso, ma proprio per caso, a me?”.
“Oh, vedo che ti è cresciuta un po’ di spina dorsale. Ma vedi di usarla meglio”.
“Uff. Dobbiamo proprio litigare? In una situazione del genere?”.
... " (continua)

Leggi il seguito.

Leggi le altre opere di Kaos.


 

Tecnica: matita, pennarello viola, china, acrilico bianco e pastello nero su carta ruvida.

Realizzato nel maggio 2004.

dimensioni: 24x33 cm.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

-Guerra Sotterranea -

Fanfic ispirata al manga "Le Bizzarre Avventure di Jojo".

Racconto di Kaos.

"Eccomi arrivato a Dusseldorf.
Il Boeing 737 della Lufthansa atterra sbuffando sulla pista n. 6. Ormai sono più che abituato a questi noiosissimi viaggi in aereo, il mio lavoro mi porta spesso nei quattro angoli del globo e raramente l'incarico differisce da quello della volta precedente.
Anche adesso ho il solito compito : trovare qualcuno ed eliminarlo. So che rischio di sembrare ripetitivo, ma che colpa ne ho se è la cosa che mi riesce meglio ?
Sono stato contattato qualche giorno fa da un certo Mihazaki, responsabile della Yakuza in America. Durante un incontro che abbiamo avuto in un cafè a Manhattan mi è stato spiegato come la mafia giapponese abbia ora forti interessi in Europa, specialmente in Germania, e di come si sia infiltrata con relativa facilità nel tessuto politico tedesco, piazzando uomini a lei fedeli nei punti chiavi.
Tuttavia, e qui viene la nota stonata, la sua opera di espansione è stata ostacolata con tenacia da una piccola società criminale, il cui capo ha testardamente rifiutato gli approcci dei samurai e i loro tentativi di convincerlo a farsi da parte pacificamente. Non avendo nessuna intenzione di scatenare una guerra e richiamare su di sé attenzione non richiesta, l'organizzazione ha pensato bene di rivolgersi a me, uno dei killer meglio conosciuti sulla piazza, per sistemare il contrattempo in modo veloce e pulito.
Ma tutto sembra troppo facile.
Inoltre si vocifera che il mio bersaglio sia un portatore di stand, e questo non fa che complicare le cose…
Mihazaki mi ha dato una decina di migliaia di marchi per le spese, ha prenotato a mio nome una camera nell'albergo più chic di Dusseldorf e mi ha concesso tre giorni per portare a termine il lavoro, altrimenti mi posso scordare la paga.
Dopo aver sistemato le faccende burocratiche per lo sbarco dei bagagli decido di fermarmi al bar dell'aereoporto, il cibo servito sull'aereo faceva a dir poco pena ed una trasvolata intercontinentale così lunga mi ha messo decisamente appetito. Ordino un panino imbottito con prosciutto e mi accingo a sedermi per mangiarlo, quando con la coda dell'occhio noto un tizio sulla trentina, a circa due metri di distanza da me, con un paio di occhiali da sole in testa e gli auricolari alle orecchie che mi osserva curioso…ci avevo già fatto caso prima, ma non pensavo che mi stesse pedinando. ..." (continua)

Leggi il seguito.

Leggi le altre opere di Kaos.

 

Tecnica: pastello, acquarello, penna a sfera nera, acrilico.

Terminato nel luglio 2006.

dimensioni: 24x33 cm.

 

Un romanzo fantasy, ancora senza titolo.

Racconto di Andy.

Non è ancora disponibile un'anteprima del primo capitolo (di cui quella esposta è un'illustrazione) ma presto lo aggiungerò, se l'autore acconsentirà alla pubblicazione delle prime righe per questo spazio.

 

 

 

 

 

(immagine non adatta ai minori e ai deboli di stomaco, non ingrandite se siete troppo sensibili alle scene di violenza)

Tecnica: acrilico, inchiostro rosso, china, pastello.
Terminato nel luglio 2006.
dimensioni: 24x33 cm.

 

versione a matita:

 

 

Uno schizzo di un'altra futura illustrazione di questo racconto, sempre non consigliabile ai deboli di stomaco:

 

 

 

 

 

 

-Necropolis II e mezzo-

Fanfic ispirata all'anime Evangelion.

Racconto di Kaos.

"“Ti piace eh? Su, piantala di frignare”.
“Dio Shinji, tu sei impazzito…lasciami andare, so che non sei in te…”.
Pensa davvero che la mollerò chiedendole scusa? Queste donne di mezza età sanno proprio come divertire il prossimo.
Cosa starà mai succedendo? Vedo il mio adorante pubblico che se lo chiede.
Siccome mi sento buono ve lo dirò.
Casa Katsuragi. Ore…uhm, ora sono impegnato e non posso consultare, ma non credo sia più tardi delle otto e un quarto, otto e venti al massimo.
Un mercoledì come un altro. Fino a dieci minuti fa.
Eravamo tutti felici e beati. Asuka era stranamente di buon umore, Misato aveva bevuto una sola birra come colazione. Io ero inusualmente in pace col mondo.
Non mi sentivo perseguitato, né patetico, né inutile.
Non mi sentivo il piccolo, squallido idiota senza palle che in effetti ero.
Eravamo ormai pronti ad andarcene allegramente a scuola e/o al lavoro, come ogni mattina da sei mesi a questa parte. I peggiori sei mesi della mia vita.
Anche se non lo davo molto a vedere, o quantomeno ci provavo, il mio umore standard faceva veramente schifo. Chiedevo solo un minimo di comprensione ed amore, quelli sufficienti a non farmi desiderare il suicidio che tante volte mi ero ripromesso di mettere in pratica, e cosa ricevevo? Palate di merda in faccia. Merda dispensatami generosamente un po’ da mio padre, un po’ da Asuka, un pochettino anche dal docile e tenero maggiore Katsuragi.
Poi è arrivato il fulmine a ciel sereno.
“Sai Shinji, non pensavo che un baka senza spina dorsale come te potesse essere così su di morale. Mi meravigli”. Quando le melodiose parole sono giunte al mio orecchio, dopo essere uscite dall’altrettanto melodiosa bocca di Asuka, è scattato qualcosa in me.
Ho avvertito indistintamente un “crack” nella mia testa. Per quel poco che ne posso sapere era il sangue che smetteva di fluire al cervello. O più semplicemente era la diga che si rompeva liberando la bestia.
Ed a pensarci adesso, con il senno di poi, quasi mi meraviglio. Intendo dire, me ne hanno dette ben di peggiori e ho sempre ingoiato, in silenzio, senza rimostranze. Mio padre mi trattava come una pezza da piedi, ed una volta, una sola, mi ha detto “Hai fatto un buon lavoro, Shinji”. Peccato ci avesse messo così tanto affetto e calore in quella frase che il Polo Nord ha minacciato di coprire l’intera crosta terrestre." ... (continua)

 

Questo racconto, per il suo alto tasso di violenza, è vietato ai minori e nel sito delle fanfictions è bloccato. Ho comunque pubblicato l'inizio perchè la roba più cattiva e sanguinaria arriva nel pezzo successivo.

Se siete maggiorenni e volete leggere il seguito andate nella sezione racconti di Kaos e iscrivetevi a "EFP fanfictions", il sito in cui questi sono raccolti. In questo modo si sbloccherà il blocco di sicurezza per minori che impedisce di leggere questo racconto a chi non è registrato e non è maggiorenne.

 

Leggi le opere di Kaos.

 

 

Uno schizzo della futura illustrazione di Buddha Bar, ora in costruzione.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

-Buddha Bar-

Fanfic ispirata all'anime Evangelion.

Racconto di Kaos.

"Un altro Bloody Mary, Christine".
La bionda cameriera mi guarda, poi tira fuori un mezzo sorriso: "Sicura? Tuo marito non sarò contento se gli piombi a casa ubriaca".
Con un grugnito le faccio capire che non è la serata adatta per il suo umorismo di serie Q e aggiungo: "Sono le mie ultime dieci sterline, lascia che le spenda come voglio".
Mentre aspetto di essere servita mi prendo una sigaretta dal pacchetto quasi vuoto, la accendo, inspiro profondamente e penso.
Come ho potuto ridurmi così?
Le luci soffuse del locale ormai deserto contribuiscono a farmi sentire ancora più giù di quanto non sia di mio. Mi trasmettono una voglia di ballare, libera e scatenata, che ho perso troppo tempo fa.
Tredici anni sono passati, tredici anni da quell'afoso giorno di gennaio in cui il comandante Ikari convocò l'intero staff della Nerv, comunicandoci che l'agenzia era sciolta.
"La minaccia degli Angeli è scongiurata grazie al vostro eccellente lavoro, di tutti voi. Ho quindi pensato fosse giusto darvi il riposo che vi meritate".
Mai benservito fu più unto ed ipocrita di quello.
Persa la ragione per cui ho vissuto quattordici anni di vita, mi preparavo a tornarmene in Germania da quella megera della mia matrigna.
Rassegnata stavo già facendo le valigie quando, senza nemmeno bussare, Shinji entrò in camera mia.
"Che c'è baka? Sei venuto a godere della mia ennesima sconfitta?" chiesi con un tono a metà fra l'arrogante ed il triste.
Come da copione lui arrossì e balbettò qualcosa. Non avevo voglia di starlo a sentire scusarsi per colpe non sue, quindi feci per superarlo. Ma la sua mano, forte come mai l'avevo sentita, mi bloccò prendendomi per lo stomaco.
"Ascolta, vorresti...vorresti fermarti a vivere con me e con la signorina Misato?" disse con il suo usuale passo incerto.
Mascherando il mio enorme stupore ostentai spocchia: "Sì, così poi potrai sfottermi a tuo piacimento".
Immediatamente capii di aver detto una spropositata sciocchezza, intuizione confermatami dai suoi singhiozzi.
"Sei una stupida".
Non dissi nulla.
"Come puoi non capire che lo schernirti è l'ultimo dei miei pensieri?".
Ancora stetti zitta.
"Non riesco a comprendere. Non riesco...io...Asuka...tu mi piaci".
Stupita. Mi sentii stupita e sconvolta.
"So bene che non ho possibilità con te, ma lascia almeno che ci provi. Avrò l'anima in pace prima di morire".
In quell'istante dovetti intervenire.
"Shhhhh".
"Eh?".
"Non parlare di morte. Ascoltami attentamente, Shinji Ikari".
Feci una lunga pausa per chiamare alla mente le parole più adatte.
"Forse è vero, forse non hai speranze. Ma fammi dire questo. Oggi hai, per la prima volta, aperto uno spiraglio nella mia corazza. Ho davvero apprezzato il coraggio che hai mostrato nel dichiararti. A dir la verità me n'ero già accorta da qualche tempo, ma ho preferito vedere se me l'avresti mai detto.
E l'hai fatto.
Hai vinto, resterò. Ora però sta a te conquistarmi".
Il libro delle fiabe si aprì quel giorno.
Mentre sorseggio il Bloody Mary tormento con l'indice della sinistra i miei sfibrati capelli corvini. Sono molti anni ormai che ne ho cambiato colore e taglio adottando un anonimo caschetto, pallido erede dell'infuocata chioma che fu." (continua)

Leggi il seguito.

Leggi le altre opere di Kaos.

 

Un'altra illustrazione ancora under costruction:

Tecnica: pastello, acquarello.

Luglio 2003.

Dimensioni: 24x33 cm.

 

-Elric di Melnibonè-

Tratto da una serie di romanzi di Michael Moorcock.

 

E' già un bel po' che è "in cantiere", dovrò finirla prima o poi...

 

 

 

 

 

Tecnica: penna a sfera blu su carta.

Maggio 2004 .

Dimensioni: 29,7 x 21 cm.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

-Favola di Cristallo-

Racconto di Mastah.

"C'era una volta la Principessa.

Non si sa quale fosse il suo nome, né si conosce quello di suo padre o di uno qualsiasi dei suoi parenti, né queste notizie sono importanti ai fini della nostra storia. Si conosce e si ricorda soltanto la sua immensa bellezza.

La principessa era forse la creatura più bella mai esistita nel Reame, più bella degli Unicorni perlacei che galoppavano nel cielo stellato delle Cinque Terre; più bella dei Draghi d'Argento che popolavano le fiabe; più bella delle regine che vestivano soltanto d'oro e gioielli, nelle remote terre dell'Est; più bella della Luna e della sua corte di stelle; più bella dei giganteschi diamanti dodecagonali che i Nani estraevano dalle profondità del suolo di Arda; più bella delle canzoni dei più abili bardi Elfi che popolavano i boschi.

Smeraldi perfetti incastonati in un viso dai dolci lineamenti esotici erano i suoi occhi, color di rubino erano le sue morbide labbra carnose, color del rame la sua pelle delicata, e liscia al pari della seta più pregiata. I suoi capelli scuri, lunghi e leggermente ondulati, ricadevano morbidi sul suo seno perfetto, coperto solo da un leggero e trasparente velo del colore dell'avorio, intessuto con i filamenti prodotti dagli insetti più rari delle antiche foreste delle Cinque Terre. Le sue gambe lunghe ed affusolate erano sempre baciate dall'ardente sole del Reame, poiché la cortissima gonna di seta azzurra che la Principessa indossava le lasciava quasi totalmente scoperte. Così giovane e bella, la Principessa sembrava destinata ad esistere per sempre, senza mai venir deturpata dal lento ed inesorabile scorrere delle sabbie del tempo.

Eppure, nel fiore della giovinezza, ella morì. Non è noto come la Mietitrice prese l'anima della principessa, poiché le cronache riportano solo ciò che accadde dopo la sua morte: suo padre, il Sovrano del Reame, pianse per giorni amare lacrime osservando lo splendido corpo esanime della Principessa, e poi decise di costruire un feretro adatto alla sua bellezza, ricorrendo alla magia..." (continua)

Leggi il racconto completo in queste due jpeg:

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